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7. Sogno
Su una spiaggia deserta sedevo,
l’aria era calma, immobile.
Mi sentivo dentro una bolla.
Eppure il mare era piegato dalla tempesta.
Tre uragani ribollivano all’estrema lontananza,
onde immense partivano dall’orizzonte.
Nessuno vede oltre quella linea sottile,
nell’abisso da cui si scatena il finimondo.
E quelle onde, tanto maestose da lontano,
si facevano piccole avvicinandosi a me.
Ognuna portava qualcosa sulla cresta:
battelli carichi di oggetti corrosi dal passato,
o di tesori scintillanti di altri secoli.
Avvicino lo sguardo al centro del mare:
le onde si abbassano, gli uragani si spengono piano.
I miei occhi scivolano sulla battigia, dove sono:
non ci sono onde, l’acqua è ferma —
una palude.
E io ne sono una goccia.
© Fesso Contento (D.A.) febbraio 2026